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Autore Topic: Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison  (Letto 827 volte)

Offline The Spartan

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Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« il: Marzo 29, 2017, 14:00:57 pm »
+6
A differenza di quanto di solito mi capita, ho difficoltà a trovare le parole adatte per descrivere lo stage fatto con Morrison....non perchè manchino le cose da dire ma piuttosto perchè è stata una due giorni fatta più di sfumature, valutazioni, riflessioni e sperimentazioni che di tecniche contro questo o quest'altro...ma cercherò di fare il mio dovere come sempre... 8)
Stavolta in compagnia di un sodale forumista, mi sono concesso, vista l'occasione eccezionale, ben 2 giorni di stage e questo ha contribuito sicuramente a farmi apprezzare ancora di più l'evento o di comprendere meglio alcune cose; perchè uno agli stage può andare ma se poi resta arroccato nelle sue convinzioni, non è disposto a mettersi in discussione e non è in grado di cogliere il senso di alcune frasi o idee è un pò come fare solo scena...
Tra l'altro, inciso polemico doveroso, come detto altrove, sono rimasto allibito nel constatare come di esterni al suo gruppo romano ci fossero solo 3 persone.
Io posso capire, ma non condivido, le sciocche gelosie nella galassia delle am israeliane ma con un personaggio del genere che è fuori da tutto io l'occasione non me la sarei fatta scappare...
Detto questo vedere il grande Morrison dal vivo per me è stato come quando vai a New York la prima volta: sai che è la prima volta ma comunque c’è un senso di familiarità evidente che nel mio caso è figlia di un’ammirazione di lungo corso del suo lavoro (che ha influenzato moltissimo il mio modo di approcciare certe cose quando insegno) fatta di ore e ore di materiale video spulciato più volte.
E l’ impatto con lui è subito positivo dalle presentazioni con stretta di mano e pacca sulla spalla, per quanto il suo modo di fare assolutamente rilassato potrebbe indurre i più “puri” di cuore o quelli abituati a una certa cerimonialità/formalità a giudicarlo un po’ distaccato.
Il tempo di far arrivare tutte le persone e si comincia.
L’avvio è già tutto un programma; abituato a uno standard in cui si comincia senza se e ma con un riscaldamento generale o specifico, Morrison fa avvicinare tutti quanti e ci fa sedere attorno a lui, a sua volta seduto davanti a una lavagna, precedentemente allestita con una serie di fogli didattici tipo mega block notes.
Morrison si presenta e, dopo aver ribadito che il programma della due giorni si sarebbe concentrato sulla gestione del coltello e sugli aggressori multipli, senza troppo indugiare passa a una vera e propria lezione teorica.
Questo è un elemento che avevo già notato nei suoi video e non sapevo francamente come giudicarlo ma, col senno di poi, avendolo anche sentito spiegare da lui stesso, sono dell’idea che non sia una cosa così sbagliata se l’obiettivo è quello di dare un approccio completo (cosa che secondo lui è una delle qualità uniche del Combatives) a un argomento e non una sequela di tecniche spesso non adeguatamente contestualizzate; tra l’altro un approccio del genere consentirebbe a molti critici della rete di avere risolti tanti dubbi se partecipassero a un seminario del genere….peccato che i critici della rete però ai seminari non ci vanno….eh eh eh.
In concreto la “lecture” di Morrison parte dal mostrare dal vivo quali siano gli oggetti da taglio e da punta da considerare una minaccia (e fra questi mostra anche una simil siringa…), quali siano le specifiche in termini di pericolo, quali le modalità d’uso e quali i rischi concreti o, meglio, i danni producibili, spiegazione questa condita non solo da una serie di immagini su ferite non mortali di armi da taglio e punta ma dalla sua testimonianza in carne ed ossa.
Morrison mostra infatti una ferita da taglio non indifferente allo stomaco frutto di una coltellata entrata per oltre 5 cm. Al di là dell’aspetto folkloristico della cosa (il racconto è esilarante e va comunque da lui che ferito riesce a stendere l’aggressore fino a 27 settimane di recupero fisico), l’episodio (non l’unico….) serve a Lee per dire molto semplicemente che contro il coltello non si può dire né Always né Never, nel senso di impossibilità di difendersi senza se e ma o possibilità di farlo sempre.
Sarà quindi scopo della prima parte del seminario combinare la sua esperienza reale con la parte tecnica frutto anche della sua carriera marziale in modo da mettere le persone in condizione di provare a sopravvivere.
E, per la mera cronaca, lo stesso discorso lo ha fatto en passant in riferimento alla difesa contro le armi da fuoco…cosa da un lato sorprendente ma dall’altro talmente ovvia che solo qualche frustroka potrebbe continuare a negarla…
Il primo lavoro che viene svolto, anche con un riscaldamento specifico, è col coltello prima ancora che il coltello venga tirato fuori.
A livello didattico questa è una cosa che è presente anche nei sistemi israeliani ma che viene declinata in maniera non sempre uniforme e soprattutto viene spesso messa come lavoro “avanzato”.
Questo, ai fini della comprensione del lavoro di Morrison e delle differenze che secondo lui ci sarebbero fra Combatives e sistemi reality based, è un punto nodale perché dal suo punto di vista deve essere dedicato tempo non solo allo sviluppo della cd awareness ma anche a una serie di strategie e tattiche fisiche da adopeare prima che si concretizzi la situazione potenzialmente pericolosa col coltello ormai fuori.
La sua critica mi trova assolutamente d’accordo perché (e proprio di questo tra l’altro ci ritroveremo a parlare in pausa pranzo con alcuni dei presenti) è una critica che io stesso ho fatto spesso ai miei colleghi di galassia e che da tempo mi ha fatto prestare maggior attenzione nel passaggio di informazioni ai miei allievi e alle persone con cui parlo di dp e affini…
Partendo da un drill sul riconoscimento dello spazio fisico e temporale in cui si può fare qualcosa, arriviamo a quella che è la soluzione di Morrison al problema ossia il lavoro dal flanking.
Il flanking, concetto core del Combatives presentato con facile riferimento all’arte della guerra, è un concetto presente anche nei sistemi israeliani ma nel sistema di Morrison (e lui a che ci siamo non ama che il suo lavoro venga definito sistema) ha una valenza diversa e più marcatamente aggressiva.
Nello specifico se mi accorgo che la persona sta tirando fuori un coltello (poi su mio input si passerà genericamente a Arma) con la destra, lo sposto e mi sposto in modo da stare alla sua sinistra con lui lievemente girato e da lì parto ad attaccarlo violentemente al capo fino a renderlo inoffensivo (tradotto: ko e nel drill deve esserci sempre la conclusione di chi si difende che va via con l’aggressore al suolo).
Posso comprendere a questo punto le perplessità di qualcuno perché in parte sono state e sono le mie.
Dal punto di vista pratico è un approccio non per tutti…lo sa lui stesso che è il primo a presentare alternative legate non solo all’elemento umano ma anche ad altre variabili.
A livello tecnico io ritengo più sicuro lavorare verso il e sul braccio che sta per armarsi perché, specialmente in un paese come il nostro, potenzialmente c’è più spazio per uno sbaglio onorevole e senza conseguenze.
Ma se si parla di approccio concettuale, specialmente in caso di arma conclamata, direi che non si può non vederla come lui e non si può che rigettare qualsiasi approccio soft dove il soft non va inteso solo per la soluzione tecnica ma anche per come ci si approccia alla violenza.
Lo studio del comportamento pre e post climax, l’inversione delle dinamiche predatore-preda e l’uso della voce sono altri punti che per Morrison necessitano di lavoro specifico oltre a rivestire una importanza notevole.
Ce ne offre una prova, ci fa anche esercitare e io che sono piuttosto ferrato in materia sparisco al confronto col suo modo di lavorare e quello del suo assistente istruttore.
Dopo aver provato più volte le singole porzioni del lavoro e il lavoro nel suo complesso, è il momento di provare un primo approccio più dinamico al coltello.
Anche in questo caso Morrison ricorre alla lavagna per indicare quelli che sono i principi cardine del Combatives col coltello, nello specifico Escape, Equalize, Eliminate.
Questi principi sono gli stessi del CKM e di altri sistemi israeliani e questa è la sola possibile trinità davanti a una aggressione col coltello.
Se per la fuga basta la teoria, per la parte della equalizzazione simuliamo, sul classico attacco al basso ventre o su quello più insidioso verso la base del collo con traiettoria discendente, l’utilizzo di una borsa come strumento di difesa ed offesa.
Lavoro molto semplice ma svolto ancora una volta con l’idea di sviluppare la massima violenza nella risposta e un’adeguata dose di stress e realismo…e a dare un’idea di quanto ci tenga basti pensare che Morrison si incazzava ogni volta che vedeva gente non allontanarsi con convinzione dal luogo dello scontro.
Terza parte quella relativa alla eliminazione della minaccia. Questa parte è stata preceduta dall’introduzione della cover (shield) dell’Urban Combatives quando viene tirato fuori un coltello e da lavori specifici poi ancora una volta tutto insieme focalizzandosi su attacco al basso ventre.
A livello biomeccanico tutto logico e coerente con quanto di fatto già conosco e anche a livello concettuale c’è poco da inventarsi; nel suo caso peculiare, ovviamente, la predilezione di soluzioni distruttive in ogni caso e particolare il fatto di alternare il controllo a una o a due mani a secondo della situazione.
In questo caso Morrison ha detto molto chiaramente che per lui conta più il principio (che poi è l’idea del Combatives come sua essenza) che la tecnica...l’importante è portare a casa la pelle, come è secondario.
Con i drill di questa porzione di lavoro si è conclusa la prima giornata.

GIORNO 2
La seconda giornata di lavoro prevedeva il lavoro contro aggressori multipli ma, un pò per la didattica open di Morrison che si presta a numerose "interruzioni" per raccontare episodi/spiegare esercizi/mostrare opzioni e un pò per una certa difficoltà nel tenere il gruppo sul pezzo, vi erano argomenti col coltello che non erano stati ancora mostrati, in particolare la classica minaccia col coltello alla gola di lato e lo slash.
Per quanto riguarda la minaccia l'impostazione di Morrison è in questo caso estremamente street oriented nel senso di adoperare da subito una posizione per cui la persona minaccia da posizione già laterale e lo fa con un certo dinamismo che lui pretende da subito sia parte dell'esercizio in modo da condizionare mentalmente chi subisce e obbligarlo anche a lavorare sul proprio posizionamento e sulla gestione del corpo.
A livello tecnico nulla che non ci si aspetti quindi pulizia della linea di taglio, controllo dell'arto a una o due mani a seconda della possibilità e poi annichilimento dell'aggressore senza troppi fronzoli al solito principlamente attaccando la testa.
Il lavoro da un certo punto di vista è a prova di bomba ma da un altro presenta delle difficoltà che lo stesso Morrison per certi versi conosce...
Il punto è che se il mind set è quello della massima aggressività senza se e ma (e chiunque continui a sostenere il contario è un cazzaro disonesto o ignorante....) questo non può tradursi in una risposta univoca che non tenga conto di gap di forza o taglia.
Morrison propone come alternative il cambio di bersaglio (low lines striking), l'utilizzo dei morsi o un disimpegno più rapido, concetti assolutamente in linea con il modus operandi a me più familiare.
Su questo capitolo però va fatto notare come Morrison, da un lato giustamente, contesti il modo in cui le minacce spesso vengono affrontate altrove...ossia "come cazzo è arrivato questo a mettermi un coltello alla gola"?!?
Ok allenarsi sullo scenario peggiore, ok la sorpresa ma per lui resta essenziale far lavorare le persone sul concetto di awarness e nel caso di attacco/fuga preventiva.
Sullo slash il lavoro che facciamo è quello che imho a richiesto a tutti, di sicuro a me...., il maggior sforzo di comprensione di quello di cui si parlava e l'abbassamento di qualsiasi barriera mentale.
La sua idea si basa sull'ipotizzare che non sempre si possa schivare uno slash idealmente verso il collo...o per attacco stile imboscata o per mera difficoltà biomeccanica nel mandare ripetutamente a vuoto l'aggressore.
In sostanza sul suo movimento di attacco si entra a missile tipo Rhino o con la cover identica che lui propone...si impatta, si va a controllare il braccio armato e si stremenisce di mazzate l'aggressore.
Le mie obiezioni...la principale è che se lo slash è più stretto ci apre pesantemente e il coltello è in zona pericolosa pronto a tornare.
Poi che entrare su quel genere di attacco in quel momento e in quel modo è troppo rischioso...
Ma alla fine dei conti per quanto "folle" è una opzione plausibile e percorribile...basta sapere bene cosa si rischia e cosa è.
Proprio rispondendo a un quesito in materia Morrison fornisce una prova delle digressioni di cui parlavamo prima e lo fa ovviamente in modo sbalorditivo.
Si parla di impatto e potenza d'impatto...secondo lui il primo step che uno studente deve compiere come praticante è l'aumento della forza con cui colpisce e la velocità di reazione e/o azione (elementi essenziali delle sue risposte pratiche); per farlo esistono molti modi ma Morrison decide di mostrare un lavoro che in soli 20 minuti aumenta già la nostra capacità di colpire forte.
4 persone, 3 con un pad e 1 a mani nude...la persona a mani nude comincia a colpire open palm il pad...il colpo è molto caricato; acquisita la fluidità tre colpi secchi per stabilire la forza di partenza...a questo punto si aggiunge la seconda persona, pad allineati a circa 20-30 cm...col colpo bisogna mandare il primo pad sul secondo, tre volte...a questo punto si mette in fila il terzo e via a catena altri 3 colpi...finito il lavoro con 3 pad si torna all'inizio e si testa immediatamente se la potenza di impatto è rimasta la stessa.
Risultati tangibili e immediati.
Lavoro notevole rubato già la lezione dopo.  :sur:
A questo punto, pur se con una tempistica diversa da quella prospettata e augurata da Morrison stesso, lavoriamo sugli attacchi multipli.
Per chi conosce Morrison tutto "già visto": teoria, allineamento dei bersagli, flanking, mazzate, batti uno o due fisicamente e gli altri psicologicamente.
Ma allenare certe cose tutte insieme con la veemenza che si aspetta è una bella botta di adrenalina e ho la fortuna di capitare fra le mani di un talentuoso studente del Combatives in salsa capitolina che mi consente di tirare fuori il leone assopito che è in me in maniera soddisfacente.
E finire un seminario carichi e sudati per me è sempre un must.
Finale con discorso di rito che però non sa di sentito e con le inevitabili foto e chiacchiere che nel mio caso sono state 20 minuti di intervista faccia a faccia per il mio podcast... :-*
Concludendo posso solo dire finalmente...
Per il resto non so quanta gente possa o voglia comprendere l'Urban Combatives di Morrison ma personalmente credo che qualsiasi disciplina curi la dp non possa prescindere da molti dei suoi input.
Un ringraziamento a Dario Callarà per aver fornito ovviamente questa occasione.
Ad maiora.
« Ultima modifica: Aprile 03, 2017, 13:16:15 pm da The Spartan »
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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #1 il: Marzo 29, 2017, 23:24:08 pm »
0
A differenza di quanto di solito mi capita, ho difficoltà a trovare le parole adatte per descrivere lo stage fatto con Morrison....non perchè manchino le cose da dire ma piuttosto perchè è stata una due giorni fatta più di sfumature, valutazioni, riflessioni e sperimentazioni che di tecniche contro questo o quest'altro...ma cercherò di fare il mio dovere come sempre... 8)
Stavolta in compagnia di un sodale forumista, mi sono concesso, vista l'occasione eccezionale, ben 2 giorni di stage e questo ha contribuito sicuramente a farmi apprezzare ancora di più l'evento o di comprendere meglio alcune cose; perchè uno agli stage può andare ma se poi resta arroccato nelle sue convinzioni, non è disposto a mettersi in discussione e non è in grado di cogliere il senso di alcune frasi o idee è un pò come fare solo scena...
Tra l'altro, inciso polemico doveroso, come detto altrove, sono rimasto allibito nel constatare come di esterni al suo gruppo romano ci fossero solo 3 persone.
Io posso capire, ma non condivido, le sciocche gelosie nella galassia delle am israeliane ma con un personaggio del genere che è fuori da tutto io l'occasione non me la sarei fatta scappare...
Detto questo vedere il grande Morrison dal vivo per me è stato come quando vai a New York la prima volta: sai che è la prima volta ma comunque c’è un senso di familiarità evidente che nel mio caso è figlia di un’ammirazione di lungo corso del suo lavoro (che ha influenzato moltissimo il mio modo di approcciare certe cose quando insegno) fatta di ore e ore di materiale video spulciato più volte.
E l’ impatto con lui è subito positivo dalle presentazioni con stretta di mano e pacca sulla spalla, per quanto il suo modo di fare assolutamente rilassato potrebbe indurre i più “puri” di cuore o quelli abituati a una certa cerimonialità/formalità a giudicarlo un po’ distaccato.
Il tempo di far arrivare tutte le persone e si comincia.
L’avvio è già tutto un programma; abituato a uno standard in cui si comincia senza se e ma con un riscaldamento generale o specifico, Morrison fa avvicinare tutti quanti e ci fa sedere attorno a lui, a sua volta seduto davanti a una lavagna, precedentemente allestita con una serie di fogli didattici tipo mega block notes.
Morrison si presenta e, dopo aver ribadito che il programma della due giorni si sarebbe concentrato sulla gestione del coltello e sugli aggressori multipli, senza troppo indugiare passa a una vera e propria lezione teorica.
Questo è un elemento che avevo già notato nei suoi video e non sapevo francamente come giudicarlo ma, col senno di poi, avendolo anche sentito spiegare da lui stesso, sono dell’idea che non sia una cosa così sbagliata se l’obiettivo è quello di dare un approccio completo (cosa che secondo lui è una delle qualità uniche del Combatives) a un argomento e non una sequela di tecniche spesso non adeguatamente contestualizzate; tra l’altro un approccio del genere consentirebbe a molti critici della rete di avere risolti tanti dubbi se partecipassero a un seminario del genere….peccato che i critici della rete però ai seminari non ci vanno….eh eh eh.
In concreto la “lecture” di Morrison parte dal mostrare dal vivo quali siano gli oggetti da taglio e da punta da considerare una minaccia (e fra questi mostra anche una simil siringa…), quali siano le specifiche in termini di pericolo, quali le modalità d’uso e quali i rischi concreti o, meglio, i danni producibili, spiegazione questa condita non solo da una serie di immagini su ferite non mortali di armi da taglio e punta ma dalla sua testimonianza in carne ed ossa.
Morrison mostra infatti una ferita da taglio non indifferente allo stomaco frutto di una coltellata entrata per oltre 5 cm. Al di là dell’aspetto folkloristico della cosa (il racconto è esilarante e va comunque da lui che ferito riesce a stendere l’aggressore fino a 27 settimane di recupero fisico), l’episodio (non l’unico….) serve a Lee per dire molto semplicemente che contro il coltello non si può dire né Always né Never, nel senso di impossibilità di difendersi senza se e ma o possibilità di farlo sempre.
Sarà quindi scopo della prima parte del seminario combinare la sua esperienza reale con la parte tecnica frutto anche della sua carriera marziale in modo da mettere le persone in condizione di provare a sopravvivere.
E, per la mera cronaca, lo stesso discorso lo ha fatto en passant in riferimento alla difesa contro le armi da fuoco…cosa da un lato sorprendente ma dall’altro talmente ovvia che solo qualche frustroka potrebbe continuare a negarla…
Il primo lavoro che viene svolto, anche con un riscaldamento specifico, è col coltello prima ancora che il coltello venga tirato fuori.
A livello didattico questa è una cosa che è presente anche nei sistemi israeliani ma che viene declinata in maniera non sempre uniforme e soprattutto viene spesso messa come lavoro “avanzato”.
Questo, ai fini della comprensione del lavoro di Morrison e delle differenze che secondo lui ci sarebbero fra Combatives e sistemi reality based, è un punto nodale perché dal suo punto di vista deve essere dedicato tempo non solo allo sviluppo della cd awareness ma anche a una serie di strategie e tattiche fisiche da adopeare prima che si concretizzi la situazione potenzialmente pericolosa col coltello ormai fuori.
La sua critica mi trova assolutamente d’accordo perché (e proprio di questo tra l’altro ci ritroveremo a parlare in pausa pranzo con alcuni dei presenti) è una critica che io stesso ho fatto spesso ai miei colleghi di galassia e che da tempo mi ha fatto prestare maggior attenzione nel passaggio di informazioni ai miei allievi e alle persone con cui parlo di dp e affini…
Partendo da un drill sul riconoscimento dello spazio fisico e temporale in cui si può fare qualcosa, arriviamo a quella che è la soluzione di Morrison al problema ossia il lavoro dal flanking.
Il flanking, concetto core del Combatives presentato con facile riferimento all’arte della guerra, è un concetto presente anche nei sistemi israeliani ma nel sistema di Morrison (e lui a che ci siamo non ama che il suo lavoro venga definito sistema) ha una valenza diversa e più marcatamente aggressiva.
Nello specifico se mi accorgo che la persona sta tirando fuori un coltello (poi su mio input si passerà genericamente a Arma) con la destra, lo sposto e mi sposto in modo da stare alla sua sinistra con lui lievemente girato e da lì parto ad attaccarlo violentemente al capo fino a renderlo inoffensivo (tradotto: ko e nel drill deve esserci sempre la conclusione di chi si difende che va via con l’aggressore al suolo).
Posso comprendere a questo punto le perplessità di qualcuno perché in parte sono state e sono le mie.
Dal punto di vista pratico è un approccio non per tutti…lo sa lui stesso che è il primo a presentare alternative legate non solo all’elemento umano ma anche ad altre variabili.
A livello tecnico io ritengo più sicuro lavorare verso il e sul braccio che sta per armarsi perché, specialmente in un paese come il nostro, potenzialmente c’è più spazio per uno sbaglio onorevole e senza conseguenze.
Ma se si parla di approccio concettuale, specialmente in caso di arma conclamata, direi che non si può non vederla come lui e non si può che rigettare qualsiasi approccio soft dove il soft non va inteso solo per la soluzione tecnica ma anche per come ci si approccia alla violenza.
Lo studio del comportamento pre e post climax, l’inversione delle dinamiche predatore-preda e l’uso della voce sono altri punti che per Morrison necessitano di lavoro specifico oltre a rivestire una importanza notevole.
Ce ne offre una prova, ci fa anche esercitare e io che sono piuttosto ferrato in materia sparisco al confronto col suo modo di lavorare e quello del suo assistente istruttore.
Dopo aver provato più volte le singole porzioni del lavoro e il lavoro nel suo complesso, è il momento di provare un primo approccio più dinamico al coltello.
Anche in questo caso Morrison ricorre alla lavagna per indicare quelli che sono i principi cardine del Combatives col coltello, nello specifico Escape, Equalize, Eliminate.
Questi principi sono gli stessi del CKM e di altri sistemi israeliani e questa è la sola possibile trinità davanti a una aggressione col coltello.
Se per la fuga basta la teoria, per la parte della equalizzazione simuliamo, sul classico attacco al basso ventre o su quello più insidioso verso la base del collo con traiettoria discendente, l’utilizzo di una borsa come strumento di difesa ed offesa.
Lavoro molto semplice ma svolto ancora una volta con l’idea di sviluppare la massima violenza nella risposta e un’adeguata dose di stress e realismo…e a dare un’idea di quanto ci tenga basti pensare che Morrison si incazzava ogni volta che vedeva gente non allontanarsi con convinzione dal luogo dello scontro.
Terza parte quella relativa alla eliminazione della minaccia. Questa parte è stata preceduta dall’introduzione della cover (shield) dell’Urban Combatives quando viene tirato fuori un coltello e da lavori specifici poi ancora una volta tutto insieme focalizzandosi su attacco al basso ventre.
A livello biomeccanico tutto logico e coerente con quanto di fatto già conosco e anche a livello concettuale c’è poco da inventarsi; nel suo caso peculiare, ovviamente, la predilezione di soluzioni distruttive in ogni caso e particolare il fatto di alternare il controllo a una o a due mani a secondo della situazione.
In questo caso Morrison ha detto molto chiaramente che per lui conta più il principio (che poi è l’idea del Combatives come sua essenza) che la tecnica...l’importante è portare a casa la pelle, come è secondario.
Con i drill di questa porzione di lavoro si è conclusa la prima giornata.
(SEGUE)

Grande! Domani leggo tutto.  :ohi: :sur:

Offline Krypteia

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« Risposta #3 il: Aprile 03, 2017, 10:54:15 am »
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« Risposta #4 il: Aprile 03, 2017, 13:16:33 pm »
+1
Fatto cacacà.... 8)
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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #5 il: Aprile 03, 2017, 15:20:43 pm »
0
Gran bel resoconto e gran bel lavoro da parte di Morrison che conferma concretezza della disciplina sia dal punto di vista tecnico che psicologico.
Forse meriterebbe un ulteriore approfondimento il tema dell'awarness.
Personalmente ritengo che gli attacchi premeditati a fine per esempio di furto sono molto difficili da valutare sopratutto quando accadono in contesti notoriamente sicuri. Tema che peraltro, dalla tua descrizione, mi sembra abbia toccato.

Offline Ragnaz

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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #6 il: Aprile 07, 2017, 13:10:27 pm »
0
Combatives.....  :-* :-* :-* :-* :-* :-*
Ragnaz - alias Luca


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« Risposta #7 il: Aprile 07, 2017, 13:35:54 pm »
0
Io continuo a non vedere tutto questo divario....
Temo molto le valutazioni fatte su aspettative che sono in alcuni casi poco realistiche per molti praticanti...
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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #8 il: Aprile 07, 2017, 14:05:02 pm »
0
che divario?

Offline The Spartan

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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #9 il: Aprile 07, 2017, 15:26:10 pm »
0
Diciamo che leggendo in giro e sentendo alcuni c'è una tendenza a marcare una differenza, per limitarci al minimo, fra il km e il combatives...
Io non credo che al dunque questa cosa esista...in termini di lavori di qualità...
Se la differenza è la esaltazione dell'idea di annichilimento dell'avversario senza se e senza ma, buona fortuna...
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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #10 il: Aprile 07, 2017, 15:57:13 pm »
0
Ahhhhh ok....Non conosco la questione.
Ma quindi il Combatives dovrebbe essere più cattivo del KM? Ma pure del CKM? O il CKM è più Combatives?

Annichilimento dell'aggressore inteso a livello psicologico cioè come "atteggiamento predatorio" o proprio di eliminarlo fisicamente?

Offline Ragnaz

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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #11 il: Aprile 08, 2017, 03:47:26 am »
0
C'è da dire che il combatives (ancora) non è sputt@n@to come il 90% del KM che si trova in giro.
Credo che gran parte della differenza stia li.
(anche perchè il km "sputt@n@to" non è km)
Ragnaz - alias Luca


Offline The Spartan

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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #12 il: Aprile 10, 2017, 10:06:52 am »
+1
Che per me non è una differenza...
Perchè siamo alle solite...io sono un neofita entusiasta del combatives...trovo la giusta piattaforma dove ergermi a opinionista e sparo le mie verità e le bordate sul KM....
Che va bene...fino a quando non passa qualcuno che ne sa... ;)
Perchè se hai un pò di memoria ti ricorderai come su un altro forum di merda marchiata Combatives ne è uscita a palate...
Per non parlare poi in concreto di quel Combatives che si fa risalire orgogliosamente alla seconda guerra mondiale e che poi è colpi col taglio della mano a collo e clavicola... :sbav:
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Offline Bingo Bongo

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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #13 il: Aprile 10, 2017, 10:21:49 am »
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Personalmente, a volte, nel marasma di chi fa la cosa più figa rimpiango i colpi alle palle e di taglio al collo...

Offline Ragnaz

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Re:Il boss ha sempre ragione - Report seminario Lee Morrison
« Risposta #14 il: Aprile 10, 2017, 11:19:19 am »
0
Che per me non è una differenza...
Perchè siamo alle solite...io sono un neofita entusiasta del combatives...trovo la giusta piattaforma dove ergermi a opinionista e sparo le mie verità e le bordate sul KM....
Che va bene...fino a quando non passa qualcuno che ne sa... ;)


Beh i neofiti entusiasti sfegatati sono una piaga ovunque!

Perchè se hai un pò di memoria ti ricorderai come su un altro forum di merda marchiata Combatives ne è uscita a palate...


Dici il tizio australiano? oppureho davvero poca memoria... rimane il fatto che mi fido, ci credo che ne possa essere uscita, sfortunatamente nessuna disciplina è immune..

Per non parlare poi in concreto di quel Combatives che si fa risalire orgogliosamente alla seconda guerra mondiale e che poi è colpi col taglio della mano a collo e clavicola... :sbav:

Beh un conto è la "storia" un conto è quello che si fa ora. I colpi al collo di taglio/avambraccio hanno un loro perchè, ovvio che chi magari li ha solo visti su un libretto d'epoca finirà per non far altro che scimmiottarli...
Ragnaz - alias Luca